Cosa sarà di noi?

Ultimamente si sentorno teorie tra le più disparate: saremo tutti depressi, ci saranno conseguenze emotive, di isolamento sociale, dobbiamo abituarci alla malattia.

Oggi ho vinto 50 euro di buono, formula volo più hotel. Ironia della sorte è il periodo in cui meno si viaggerà nella storia. Per una persona con i “piedi ballerini” come me dovrebbe essere estremamente tragico. Ho mantenuto la prenotazione per la montagna a Giugno in segno di speranza per il futuro.

Secondo me, le mascherino le terremo per un bel po’ anche l’inverno prossimo, ma, forse, tutto questo ci servirà per capire quanta potenza c’è in un’emozione.

Vi siete mai immaginati il momento in cui, dopo l’ennesimo decreto, appare per magia, alla soglia del portone un vostro caro? Il moroso, un nonno o un papà?

Aprite la porta, con il guanto ovviamente.

Miliardi di video chiamate non rendono neanche lontanamente l’idea dello sconvolgimento che potresti avere.

L’imbarazzo totale, come quando, per strada, con uno sconosciuto che viene in senso opposto, vi scansate prima tutti e due in una direzione e poi l’altra. Parte un ridulino stupido e fai quel sorriso cortese. Vi spostate accordandovi sulla direzione, vi salutate e proseguite.

Ecco, io mi immagino quell’imbarazzo lì. Braccia che si allargano, ma faticano un po’ a capire come intrecciarsi. Il tutto iperbolizzato da una scossa elettrica, poiché non è lo sconosciuto della strada.

Forse un domani ci saluteremo meglio. Forse non darò più un solo bacetto stampato sulla guancia ai miei prima di ripartire per il nord. Forse, farò due carezze in più a mia nonna. Forse, diventerò come quelle persone fastidiose che devono toccarti quando ti parlano.

Eppure, in mezzo a tutta questa positività, ci accorgeremo di qualcosa di estremamente terribile. Sì, certamente c’è l’aspetto della fragilità, la nostra impotenza nei confronti della malattia. Uno vale uno, per davvero.

Sarà l’indole da Cancro ascendente Cancro e della fine dell’opposizione di Saturno, ma mi sono resa conto della mia pericolosità. Io sono estremamente pericolosa, per quello che ho dentro e per la prima volta, non nel senso emotivo dell’espressione. Io posso portare allegramente a spasso con me il vettore della tragedia, trasmetterlo a sconosciuti, creare una reazione di eventi concatenati a me senza che io sappia di essere la protagonista. C’è molta tragedia in tutto ciò. C’è che forse ci renderemo conto che non siamo mai stati supereroi, ma i cattivi di un mondo che abbiamo concorso a costruire.

Pubblicato da Miarrovello

Filosofeggiando di baggianate

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