Viva la mamma

Oggi è la festa della mamma.
La mia, come altre, è lontana.
Sinceramente in uno stato di pandemia generale, il fatto che tutti i miei cari stiano bene, è già un enorme fatto positivo.
Molti la pandemia se la sono già scordata.
Ma sì, cose del Novecento.
Oggi ho preparato le fettuccine di Campofilone con l’olio al tartufo.
Sta mattina, mentre scrivevo queste quattro righe, una cornacchia mi fissava. Ovviamente ero un po’ titubante all’idea di mettermi in terrazzo con un gigantesco uccello grigio e nero appollaiato a pochi metri da me.
Poi, ho un po’ riflettuto su quanto carica di simbolismo fosse per me questa scena.
Tre anni fa moriva mia nonna, la mamma della mia mamma. L’immagine più vivida che ho di lei è l’imitazione della cornacchia che faceva a mio fratello.
Aggrottava la faccia, alzava le braccia e apriva le mani all’altezza della testa.
Cra Cra Cra.
Forse a cinque anni avrebbe terrorizzato, a venti era pura complicità.
Il giorno del funerale ho saputo che Padova sarebbe stata la mia prossima meta.
Quella cornacchia mi ha fissato davvero tanto, ma non è mai salita sul mio balcone.
Alla mia mamma piacciono le mucche, quelle che pascolano in montagna.
Chissà se un giorno mi affacceró di nuovo dal terrazzo e mi si paleserà una mucca intenta a fissarmi mentre scrivo.
Magari sarò in Svizzera o in India.

Pubblicato da Miarrovello

Filosofeggiando di baggianate

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