Carrucole

Un foglio di carta è tutto quello che ci vuole.

Sapete ho sempre avuto il terrore delle carrucole, i giochi che di solito si fanno nei parchi avventura. Ho paura di sollevare i piedi da terra, mi terrorizza.

Persino al mare, sebbene sappia nuotare, odio non avere la possibilità di “toccare”.

Il primo psicologo della “scuola della vita” potrebbe pensare che si tratti di paura di perdere il controllo e di lasciarsi andare.

Chi dice questo, evidentemente, non mi conosce.

Non credo che il coraggio risieda in questo: non fare una carrucula non mi rende più o meno coraggiosa.

Ho dato prova del mio valore in più occasioni: vivo in questa città, ne ho già cambiate tre e mi adatto, mi trasformo; di tutte queste situazioni in molti avrebbero terrore.

Allora perchè non faccio quella dannata carrucola ai parchi?

La verità è che non mi dà sapore.

Vorrei dare una spiegazione più poetica, ma non la ho.

Buttarmi da un dirupo legata a delle corde non mi dà le emozioni che voglio.

Io ho bisogno di felicità al sapore di dolore, di quelli tosti.

Sono il cliché dello Sturm und Drang: se mi ami devi dirmelo con il mare in tempesta e lì mi butto senza toccare il fondo.

Pubblicato da Miarrovello

Filosofeggiando di baggianate

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