30 anni

sì lo speciale sui 30 anni compiuti più di un mese fa lo fai ora: alle 2 di notte?

lo faccio ora a dimostrazione che a 30 anni si può anche campare oltre la mezzanotte.

Ma se dormivi dalle 10.

sì ma poi ho cambiato dal letto al divano e mi sono distratta

con i video sulle pulizie del viso “fai da te”.

Ok, ok, è vero lo ammetto due anni scrivevo racconti interi la notte, mi docciavo ed era già mattina.

Adesso me me ne frego e penso ai nuovi sogni entro la mezzanotte.

follie mattutine

Non è semplice convivere con i mille pensieri.

l’ho detto spesso, sciame d’api,

ronzii che si susseguono.

“che ti prende”

” sto bene”

Sì, le tecniche le sai, pensa ad altro, distogli lo sguardo. Pensa canzoni felici, paperette che dormono, gattini carini.

Niente, il ronzio non finisce.

scrivi, così ti sfoghi.

” ti aspetto?”

“no, vai pure”

Eccola, ti presento la versione folle, quella che scrive alle 5 di mattina.

“piacere”

Il disagio di chi non sa approcciarsi a un pensatore delle api, non crede sia possibile avere così tanti pensieri di senso compiuto in meno di un nano secondo.

il.narciso.giallo

Sì, alcuni, lo hanno capito subito.

E’ la mia pagina, è l’alba di un nuovo progetto che, molto probabilmente, naufragherà come tanti altri.

Ma, come dico sempre, se non si prova, che si vive a fare?

Ho iniziato settimana scorsa a pubblicare, perché da quando c’è una nuova scintilla che si aggira ogni tanto in casa mia, non riesco a smettere di buttare giù righe su righe.

Ho scelto il narciso, poiché su Ig lo siamo un po’ tutti e io non volevo essere da meno, ho scelto il giallo, perché banalmente è il mio preferito.

Spero che vi piaccia, spero che non ricada mai nella trito e ritrito, spero mi assomigli sempre un po’ di più.

Toast

Mi lavo la faccia, una bella manata sul viso.

Mi accorgo che indosso la maglia celeste che mi hai lasciato.

Si lo sapevo, ma riflettendo sullo specchio, sembrava, quasi, io non ne fossi consapevole.

-ti ha lasciato una maglia, mica va in guerra

Scherzate? Ogni giorno è una fatica respirare, ricordarsi di farlo, è una lotta silenziosa fra cosa vada la pena realmente di fare.

Quella maglietta ha un super potere, la guardi, ricordi e non hai il dubbio che ti assale in continuazione.

– Esageri, come sempre, troppo emotiva

Che gusto c’è altrimenti, se non si cede un pochettino?

-pochettino? Ti avevo lasciato un paracadute. Dove lo hai messo?

L’ho barattato per la maglietta.

Continuità da scrittori

L’avevo detto, il problema non era solo la costanza, l’assiduità con cui si battono i tasti sulla tastiera.

L’avevo detto anche a me stessa che forse era ora di smetterla, di buttarsi più forte nelle cose, che arrovellarsi non avrebbe più portato bene.

L’ avevo detto che per me il corpo è oggettivamente una prigione e la mia testa non vede l’ora di vagare.

Troppe volte, l’avevo pensato e non sono comunque riuscita a dirlo, perché il pensiero è troppo veloce e le parole non sono mai abbastanza.

L’avevo detto che prima o poi mi sarei fermata, perché se il mondo si ferma anche la mia di testa va in letargo, sopita dallo standard.

Mi spiace se la noia non è il mio forte, se vivere per me significa altro che respirare.

Area cani

Lo ammetto ho tolto la mascherina.

All’aperto senza avere nulla da mangiare fra i denti.

Ho respirato all’ area cani.

Intorno a me il nulla cosmico solo un barboncino di nome George.

Ogni tanto lo faccio che vado all’area cani senza avere un cane.

Mi aiuta a fare amicizie.

I proprietari di cani hanno sempre facilità a parlare con altri proprietari, ma diffidano di chi, come me, ha solo un micio svogliato.

La mamma di George è un bella arzilla signora di 73 anni, vaccinata e con la ffp2 bianca.

Ha fatto la revisione.

La mamma di George non ha apprezzato la mia boccata d’aria.

“voi giovani dovete avere più rispetto”

Io che di giovane ho solo le fila che porto ai piedi

maschere d’argilla

capita anche a voi di avere solo lo scandire dell’orologio a farvi contanti e lo siete?

Sono qui con la mia maschera d’argilla in faccia che mi creo il piano:

sì il piano per fuggire da quello che ormai sento solo come un sassolino fastidioso.

Che forse l’impulso, il mio più grande difetto, non è in realtà un grande difetto.

Perché se facessi veramente di testa mia, magari sarei già fuggita.

E’ che da adulti si diventa più timidi, più insicuri, le scelte su fanno più grandi, forse più difficili.

Mi sa che prenoto il volo

Parchi danzanti

Siamo ancora arancioni in questa lotteria settimanale di colori.

Al parco però possiamo e il sole ci degna finalmente della sua presenza, come a volerci dire:” adesso vi scaldo un po’, anche se non è lo stesso calore di un altro umano”

La terra è umida dalle piogge passate.

Le scarpe infangare di frotte di bambini ululanti che prendono d’assalto i giochi.

Un gruppo di cuccioli d’uomo sta un po’ in disparte: giocano con un piccolo aereo, un modellino dipinto probabilmente in uno dei giorni rinchiusi.

L’aereo vola:

-tocca a me!

Dice stufo il più piccolo del gruppo, stanco di aspettare.

-no, la regola principale del lancio è: avere 9 anni!

La previsione della litigata infernale agli occhi del padre in disparte, quasi nascosto dietro l’albero.

Il bimbo piccolo affronta il più grande e afferra l’aereo, lo lancia con tutta la forza.

Finisce davanti alle mie scarpe fuxia.

Silenzio totale

Lo afferro con due dita.

Il bimbo grande tira su la mascherina si avvicina a me.

-è molto bello!

-mi scusi signora.

Prende l’aereo, lo porta al papà con lo Spray lo disinfettata, io metto amuchina sulle mani.

Abbiamo fallito, se i bambi hanno paura di essere bambini.