il.narciso.giallo

Sì, alcuni, lo hanno capito subito.

E’ la mia pagina, è l’alba di un nuovo progetto che, molto probabilmente, naufragherà come tanti altri.

Ma, come dico sempre, se non si prova, che si vive a fare?

Ho iniziato settimana scorsa a pubblicare, perché da quando c’è una nuova scintilla che si aggira ogni tanto in casa mia, non riesco a smettere di buttare giù righe su righe.

Ho scelto il narciso, poiché su Ig lo siamo un po’ tutti e io non volevo essere da meno, ho scelto il giallo, perché banalmente è il mio preferito.

Spero che vi piaccia, spero che non ricada mai nella trito e ritrito, spero mi assomigli sempre un po’ di più.

Toast

Mi lavo la faccia, una bella manata sul viso.

Mi accorgo che indosso la maglia celeste che mi hai lasciato.

Si lo sapevo, ma riflettendo sullo specchio, sembrava, quasi, io non ne fossi consapevole.

-ti ha lasciato una maglia, mica va in guerra

Scherzate? Ogni giorno è una fatica respirare, ricordarsi di farlo, è una lotta silenziosa fra cosa vada la pena realmente di fare.

Quella maglietta ha un super potere, la guardi, ricordi e non hai il dubbio che ti assale in continuazione.

– Esageri, come sempre, troppo emotiva

Che gusto c’è altrimenti, se non si cede un pochettino?

-pochettino? Ti avevo lasciato un paracadute. Dove lo hai messo?

L’ho barattato per la maglietta.

Continuità da scrittori

L’avevo detto, il problema non era solo la costanza, l’assiduità con cui si battono i tasti sulla tastiera.

L’avevo detto anche a me stessa che forse era ora di smetterla, di buttarsi più forte nelle cose, che arrovellarsi non avrebbe più portato bene.

L’ avevo detto che per me il corpo è oggettivamente una prigione e la mia testa non vede l’ora di vagare.

Troppe volte, l’avevo pensato e non sono comunque riuscita a dirlo, perché il pensiero è troppo veloce e le parole non sono mai abbastanza.

L’avevo detto che prima o poi mi sarei fermata, perché se il mondo si ferma anche la mia di testa va in letargo, sopita dallo standard.

Mi spiace se la noia non è il mio forte, se vivere per me significa altro che respirare.

Area cani

Lo ammetto ho tolto la mascherina.

All’aperto senza avere nulla da mangiare fra i denti.

Ho respirato all’ area cani.

Intorno a me il nulla cosmico solo un barboncino di nome George.

Ogni tanto lo faccio che vado all’area cani senza avere un cane.

Mi aiuta a fare amicizie.

I proprietari di cani hanno sempre facilità a parlare con altri proprietari, ma diffidano di chi, come me, ha solo un micio svogliato.

La mamma di George è un bella arzilla signora di 73 anni, vaccinata e con la ffp2 bianca.

Ha fatto la revisione.

La mamma di George non ha apprezzato la mia boccata d’aria.

“voi giovani dovete avere più rispetto”

Io che di giovane ho solo le fila che porto ai piedi

maschere d’argilla

capita anche a voi di avere solo lo scandire dell’orologio a farvi contanti e lo siete?

Sono qui con la mia maschera d’argilla in faccia che mi creo il piano:

sì il piano per fuggire da quello che ormai sento solo come un sassolino fastidioso.

Che forse l’impulso, il mio più grande difetto, non è in realtà un grande difetto.

Perché se facessi veramente di testa mia, magari sarei già fuggita.

E’ che da adulti si diventa più timidi, più insicuri, le scelte su fanno più grandi, forse più difficili.

Mi sa che prenoto il volo

Parchi danzanti

Siamo ancora arancioni in questa lotteria settimanale di colori.

Al parco però possiamo e il sole ci degna finalmente della sua presenza, come a volerci dire:” adesso vi scaldo un po’, anche se non è lo stesso calore di un altro umano”

La terra è umida dalle piogge passate.

Le scarpe infangare di frotte di bambini ululanti che prendono d’assalto i giochi.

Un gruppo di cuccioli d’uomo sta un po’ in disparte: giocano con un piccolo aereo, un modellino dipinto probabilmente in uno dei giorni rinchiusi.

L’aereo vola:

-tocca a me!

Dice stufo il più piccolo del gruppo, stanco di aspettare.

-no, la regola principale del lancio è: avere 9 anni!

La previsione della litigata infernale agli occhi del padre in disparte, quasi nascosto dietro l’albero.

Il bimbo piccolo affronta il più grande e afferra l’aereo, lo lancia con tutta la forza.

Finisce davanti alle mie scarpe fuxia.

Silenzio totale

Lo afferro con due dita.

Il bimbo grande tira su la mascherina si avvicina a me.

-è molto bello!

-mi scusi signora.

Prende l’aereo, lo porta al papà con lo Spray lo disinfettata, io metto amuchina sulle mani.

Abbiamo fallito, se i bambi hanno paura di essere bambini.

Manco da un po’

Eh sì

Manco da un po’

Ho attraversato le prime paturnie della convivenza.

Quando tutto all’inizio sembra grazia e poi i tuoi spazi sembrano ridursi come le giornate autunnali.

Si

È brutto voler scrivere tanto, ma avere blocchi in ogni argomento.

Rivedere le colline è stato spaventoso ma rigenerante.

Per fortuna il sole di oggi, scotta

7 Marzo

Un anno fa Padova entrava ufficialmente in zona rossa.

La mia coinquilina salutava il moroso inconsapevole del tempo.

Un anno fa siamo andata a fare l’ultima spesa al mercato, senza mascherine che ancora non era obbligatorie.

Un anno fa abbiamo fatto la scorta carne a non finire, formaggi sotto le logge di piazza delle Erbe.

Oggi in piazza ci sono i vigili per garantire entrate contingentate.

Un anno fa ironizza amo sul fatto che eravamo solo 4/5 provincie chiuse.

Un anno fa la nostra ultima cena, senza concerto perché non si può più.

Giorni dopo il secondo dpcm, il resto d’Italia si chiude.

Ridevamo che tutto fosse iniziato da un solo morto il 24 nel ristorante a 20 km di distanza.

L’alcol non ci ha protetto, neanche in Veneto.

Marì

Cara Marì,
Te ringrazio de quella volta che per nasconde gli assorbenti, me si prestato un crocefisso che pesava come me.
Forse questo era l’ultimo grande segreto che avevamo.
Che se ci ripenso mo, sembra abbastanza blasfemo sia per quel crocefisso opulento, sia per la mia condizione di estrema vergogna inutile.
Mi dispiace un po’ per la delusione più grande che se possa dà a una nonna:

la cresima non la faccio

ma non me fa incazzà, la fa tutti.

Non si mollato per tutto l’anno, ogni giorno a pranzo, finché non è intervenuta l’altra nonna:

la farà con Pietro


Un lume di speranza, svanito negli anni.
Eri distratta dalla sua fede e della mia non ci si più pensato.
Te ringrazio per la crema con 8 uova e un po’ de farina a occhiu, che se cerchi su google te propone già de chiamà l’ambulanza.
Te ringrazio per il pavone verde in camera, era terribile, ma ce potevi sta ore a capì de che colore era.
Se lo mettevo sui social adesso, forse facevamo i miliardi.
Te ringrazio per li racconti dei fascisti quando eri ciuca con le mani in alto e quelli girava con li fucili, che so cose da tramandà sempre. Come per li stornelli e la canzó “te rizzi come un gatto”, che ieri canticchiavo mentre me lavavo i denti.
Quanto me si fatto ride, quando te si incazzata per avé votato Tabacci solo per lu partito arancione che se vedeva bene. Per poi scoprire che a Pitriolu eravate solo in 3 ad avello votato.
Forse tutti e tre per lu colore.
Se solo sapessi che Tabacci ha avuto un ruolo glorioso nel voto alla fiducia di Conte, adesso non te incazzeresti più.
Me dispiace perché dicevi in giro che tu nipote era dottoressa laureata, ma io de come se cura l’artrosi non lo so.

so un dottore diverso.


Sicuro te hai pensato de quelli un po’ matti che fa l’agopuntura o te passa i fiori de Bach per tutto.
Ce spiace, penso un po’ a tutti, che semo un po’ girovaghi, che sta a casa, dopo un po’ ce fa male. Ma non te potevi lamentà, un pensierino te se portava sempre.
Lo guardavi due minuti:

bellissimo, grazie


Poi, scolavi teglie de ravioli.
Se sa all’estero se magna male.