Volevo

Da piccola volevo fare il mestiere dello scrivere…

Ho preso la varicella prima della gita e al mio posto è andato mio fratello.

Volevo fare il mestiere dello scrivere…

Mi è venuto il ciclo che neanche avevo finito le elementari.

Volevo fare il mestiere dello scrivere….

La suina, gente di mare e te con un pizza in camera.

Volevo fare il mestiere dello scrivere…

Alla terza gastrite, ho capito di essere troppo fragile.

Plexiglas

La verità è che parti per scalare le montagne..e poi ti fermi al primo ristorante”.
Dice quel grandissimo di Brunori sas.
In effetti, è quello che è stato oggi
“ragà pronti alle 9 e mezza massimo”
Reale partenza ore 11.00
Scorte de cibo e birra.
Il diluvio universale.
Barriere in plexiglas, che ancora non sai se se scrive realmente così oppure è pura fantascienza.
Tavolo di fronte un bambino de circa 2 anni, la mia età cerebrale.
S’è coperto gli occhi con le mani nella nostra direzione e poi, di colpo, buh! Eccolo qua!
Eh, nulla, non c’è plexiglas che tenga, a buh buh settete ce devi jocà.
Impariamo un po’ di più da questi piccoli geni, che un limite, il più delle volte, è nelle teste.

pizza indigesta

Questa notte mi sono arrovellata su una risposta che avrei tanto voluto dare, ma, non per mancanza di coraggio, non ho detto.

Non so se capita mai anche a voi, di pensare che l’altro abbia usato una specifica parola, apposta per danneggiarvi e pur accorgendovi non avete reagito.

Non sono un guerriero delle ingiustizie perdute, se una cosa non mi tange più di tanto, abbasso la spada e ritorno sui miei passi.

Ma.. quella frase, mi ha dato parecchio fastidio.

” Se è così, è perchè è vera?”

E anche fosse? Anche fosse vera, con che diritto arrivi tu e decidi di infrnagere in mille rappresentazioni che ho di me.

Alcune saranno sbagliate, ma sta a me capirle e decidere se cambiarle.

Non lo so, è solo un altro dei miei arrovellamenti, ma penso che un bel

“Vaffanculo”

alle volte sia giusto dirlo.

Così ho riprodotto nella mia mente la scena e l’ho detta.

Al mio ragazzo forse sono sembrata un po’ pazza, ma ci è abituato.

Comunque dopo, ho dormito molto meglio!

Scusate avevo dimenticato

Scusate se avevo dimenticato

lo scoccio di un bacio sulla guancia.

Scusate se avevo dimenticato

la tenerezza del rimbocco alle coperte.

Scusate avevo dimenticato

come ci si prende cura di qualcuno.

Scusate avevo dimenticato

come ci si saluta.

Questa cosa del gomito contro gomito, mi terrorizza.

Vorrei di più, non so se posso.

Tutto dilaga in piccoli gesti di amore.

Una carezza alla testa, quanto mai sarà pericolosa?

Maggio

Finisce anche Maggio,

il mese delle rose.

Forse, il più profumato, perché sapeva un po’ di riconquista di spazi e libertà.

I parchi, il verde, i colori, per alunni, quasi dimenticati.

Ho prenotato, ancora, e sto pensando di rifarlo.

Il mio ragazzo me lo ha detto : ” con te è facile, basta dirti di prenotare, neanche so cosa”.

La mia sete nel vedere è rimasta troppo quieta, sommersa, dai libri che un po’ hanno comunque fatto viaggiare.

Domani è già mese nuovo e non me ne capacito.

Marzo nero e il bollettino delle 18 sembrano già scomparsi.

Forse, era tuta una bugia, come dicono i giletati.

Diario 1 e forse anche 2

I progetti come sempre nelle mia vita naufragano nel momento in cui decido di compierli.

Sarà la pigrizia, sarà la vita in generale.

Questi giorni di ritorno moderato alla normalità, contornato da giudizi e bollettini, a me sono scorsi come sabbia.

Oggi ho visitato un castello, ho riso tanto.

Ieri sono stata a cena fuori.

Adesso la mia mascherina e a lavare con Ace gentile.

Ho cambiato le lenzuola, tagliato i capelli, sto cercando di non pensare a quanto manchi e mancate.

La vita sembra quasi normale, ma per me la normalità la creano le persone.

Fra miliardi di congiunti, comincio a sentire il bisogno di ricongiungermi anche io.

Sta notte è stato come da bambini, convinti di avere il proprio pupazzetto vicino, a proteggerti dai mostri, ma al tendere del braccio, non trovi nessuno.

Il pupazzo è caduto.

Tu, bimbo spaurito, ti devi svegliare, affrontare il buio per riprenderlo.

Combattuto fra il terrore di essere solo e il coraggio di essere il solo a poter salvare quel coniglio di pezza.

Diario 0

Si è ricominciato, il mondo gira, si fanno gli aperitivi in piazza.

La mia coinquilina mi ha detto: ” ci sono due scuole di pensiero:

1 chi la mascherina la tiene sotto al mento, mangia, beve e ciarla, la rimette solo ad ape finito;

2 chi la mascherina la tiene penzolante a lato. Mangia un boccone, la rimette, la ritoglie, la rimette e la ritoglie”.

Io non so per quale scola filosofica protendo. Oggi sono riuscita ad andare dall’estetista e mi sembra già un grandissimo risultato.

Prima di entrare, igienizzante, compila foglio, temperatura, copertura scarpe. Spogliati, metti tutto nel sacco, non toccare, vestiti nel sacco, occhiali.

Finalmente, lettino.

Lo devo ammettere fra il lavoro triplicato e l’ansia per ogni superficie mi sta venendo per davvero la sindrome del colon irritabile.

Ma il lettino.

Quando mi ha sfiorato una gamba ho quasi tirato un calcio alla povera crista con la visiera.

” Scusami, non ci sono più abituata!”

Buona nuova normalità