Scusate avevo dimenticato

Scusate se avevo dimenticato

lo scoccio di un bacio sulla guancia.

Scusate se avevo dimenticato

la tenerezza del rimbocco alle coperte.

Scusate avevo dimenticato

come ci si prende cura di qualcuno.

Scusate avevo dimenticato

come ci si saluta.

Questa cosa del gomito contro gomito, mi terrorizza.

Vorrei di più, non so se posso.

Tutto dilaga in piccoli gesti di amore.

Una carezza alla testa, quanto mai sarà pericolosa?

Maggio

Finisce anche Maggio,

il mese delle rose.

Forse, il più profumato, perché sapeva un po’ di riconquista di spazi e libertà.

I parchi, il verde, i colori, per alunni, quasi dimenticati.

Ho prenotato, ancora, e sto pensando di rifarlo.

Il mio ragazzo me lo ha detto : ” con te è facile, basta dirti di prenotare, neanche so cosa”.

La mia sete nel vedere è rimasta troppo quieta, sommersa, dai libri che un po’ hanno comunque fatto viaggiare.

Domani è già mese nuovo e non me ne capacito.

Marzo nero e il bollettino delle 18 sembrano già scomparsi.

Forse, era tuta una bugia, come dicono i giletati.

Diario 1 e forse anche 2

I progetti come sempre nelle mia vita naufragano nel momento in cui decido di compierli.

Sarà la pigrizia, sarà la vita in generale.

Questi giorni di ritorno moderato alla normalità, contornato da giudizi e bollettini, a me sono scorsi come sabbia.

Oggi ho visitato un castello, ho riso tanto.

Ieri sono stata a cena fuori.

Adesso la mia mascherina e a lavare con Ace gentile.

Ho cambiato le lenzuola, tagliato i capelli, sto cercando di non pensare a quanto manchi e mancate.

La vita sembra quasi normale, ma per me la normalità la creano le persone.

Fra miliardi di congiunti, comincio a sentire il bisogno di ricongiungermi anche io.

Sta notte è stato come da bambini, convinti di avere il proprio pupazzetto vicino, a proteggerti dai mostri, ma al tendere del braccio, non trovi nessuno.

Il pupazzo è caduto.

Tu, bimbo spaurito, ti devi svegliare, affrontare il buio per riprenderlo.

Combattuto fra il terrore di essere solo e il coraggio di essere il solo a poter salvare quel coniglio di pezza.

Diario 0

Si è ricominciato, il mondo gira, si fanno gli aperitivi in piazza.

La mia coinquilina mi ha detto: ” ci sono due scuole di pensiero:

1 chi la mascherina la tiene sotto al mento, mangia, beve e ciarla, la rimette solo ad ape finito;

2 chi la mascherina la tiene penzolante a lato. Mangia un boccone, la rimette, la ritoglie, la rimette e la ritoglie”.

Io non so per quale scola filosofica protendo. Oggi sono riuscita ad andare dall’estetista e mi sembra già un grandissimo risultato.

Prima di entrare, igienizzante, compila foglio, temperatura, copertura scarpe. Spogliati, metti tutto nel sacco, non toccare, vestiti nel sacco, occhiali.

Finalmente, lettino.

Lo devo ammettere fra il lavoro triplicato e l’ansia per ogni superficie mi sta venendo per davvero la sindrome del colon irritabile.

Ma il lettino.

Quando mi ha sfiorato una gamba ho quasi tirato un calcio alla povera crista con la visiera.

” Scusami, non ci sono più abituata!”

Buona nuova normalità

India

Domenica è la festa della mamma.
La mia, come altre, è lontana.
Sinceramente in uno stato di pandemia generale, il fatto che tutti i miei cari stiano bene, è già un enorme fatto positivo.
Molti la pandemia se la sono già scordata.
Ma sì, cose del Novecento.
Oggi ho preparato le fettuccine di Campofilone con l’olio al tartufo.
Sta mattina, mentre scrivevo queste quattro righe, una cornacchia mi fissava. Ovviamente ero un po’ titubante all’idea di mettermi in terrazzo con un gigantesco uccello grigio e nero appollaiato a pochi metri da me.
Poi, ho un po’ riflettuto su quanto carica di simbolismo fosse per me questa scena.
Tre anni fa moriva mia nonna, la mamma della mia mamma. L’immagine più vivida che ho di lei è l’imitazione della cornacchia che faceva a mio fratello.
Aggrottava la faccia, alzava le braccia e apriva le mani all’altezza della testa.
Cra Cra Cra.
Forse a cinque anni avrebbe terrorizzato, a venti era pura complicità.
Il giorno del funerale ho saputo che Padova sarebbe stata la mia prossima meta.
Quella cornacchia mi ha fissato davvero tanto, ma non è mai salita sul mio balcone.
Alla mia mamma piacciono le mucche, quelle che pascolano in montagna.
Chissà se un giorno mi affacceró di nuovo dal terrazzo e mi si paleserà una mucca intenta a fissarmi mentre scrivo.
Magari sarò in Svizzera o in India.

Viva la mamma

Oggi è la festa della mamma.
La mia, come altre, è lontana.
Sinceramente in uno stato di pandemia generale, il fatto che tutti i miei cari stiano bene, è già un enorme fatto positivo.
Molti la pandemia se la sono già scordata.
Ma sì, cose del Novecento.
Oggi ho preparato le fettuccine di Campofilone con l’olio al tartufo.
Sta mattina, mentre scrivevo queste quattro righe, una cornacchia mi fissava. Ovviamente ero un po’ titubante all’idea di mettermi in terrazzo con un gigantesco uccello grigio e nero appollaiato a pochi metri da me.
Poi, ho un po’ riflettuto su quanto carica di simbolismo fosse per me questa scena.
Tre anni fa moriva mia nonna, la mamma della mia mamma. L’immagine più vivida che ho di lei è l’imitazione della cornacchia che faceva a mio fratello.
Aggrottava la faccia, alzava le braccia e apriva le mani all’altezza della testa.
Cra Cra Cra.
Forse a cinque anni avrebbe terrorizzato, a venti era pura complicità.
Il giorno del funerale ho saputo che Padova sarebbe stata la mia prossima meta.
Quella cornacchia mi ha fissato davvero tanto, ma non è mai salita sul mio balcone.
Alla mia mamma piacciono le mucche, quelle che pascolano in montagna.
Chissà se un giorno mi affacceró di nuovo dal terrazzo e mi si paleserà una mucca intenta a fissarmi mentre scrivo.
Magari sarò in Svizzera o in India.

Tutto bene

“tutto bene” è una canzone che mi ha rapito il cuore degli Ex Otago.

Qua sono già al secondo bicchiere di prosecco in terrazza.

Mio papà è tornato a lavoro, come tanti.

C’è il tramonto e parlare di tutto.

Il sole si infrange nei tetti delle case, uccelli che sfrecciano veloci.

Avevo proprio voglia di un bicchiere.

È proprio una bella sera.

Parliamo dell’estate, quella passata.

“Dovevamo andare all’apertura del pride”

“Ma ti ricordi quello?”

Sì, me lo ricordo quello. Mi ricordo tanta gioia e penso che, infondo, in questa sera, c’è abbastanza gioia.

Cin cin ai congiunti

Cin cin a chi, con gli affetti stabili, è andato a fare una tenerissima passeggiata.

Con cin a me, che mi affetti stabili lontani, possano godersi lo stesso questi giorni.

Leggere i Venti incipit

A Firenze c’era più sole, qui, ad Asciano, le nuvole sfrecciano veloci.

Vado a pranzo dalla nonna Ina e glielo dico.

La casa profuma di pomodori e ciccia ai ferri.

“Alberta! Siediti! Giusta, giusta come sempre!”

Le lasagne di nonna sono cariche e potenti di farcitura.

 “Amore, ci siamo? Solo un giorno alla laurea! Cesare, ma ci pensi? La prima nipote laureata, da avvocato!”

Vorrei dirle tutto, subito, ma le parole si bloccano in bocca, infuocate di vergogna e di pasta troppo calda.

Nonna non sarò mai avvocato, a me piace Raffaello.

Lei, classe 1928, ha visto la guerra e la ricostruzione, ed io, invece?

 “Sta storia non te l’ho mica raccontata: lo sapevi che sono stata in collegio? Il mi babbo, al tempo, s’era intestardito di volermi far suonare il piano. A me, non mi garbava mica!”

Nonno Cesare la scruta: non capisco mai se ci sia ancora mentalmente con noi. A volte, i suoi occhi si fanno vitrei, come se riuscisse a trapassarti. Il nonno è molto vecchio, ci penso spesso.

“Si presenta in collegio per fa’ una sorpresa e mi chiede di fargli sentire, ma io non avevo preso neanche una lezione. Ho chiamato Ada, la mia amica. Al babbo dissi di restare fuori, che i professori non davano il permesso di stare nelle aule e lui poverino ci cascò. Si mise fuori alla seggiola bellino, si sentiva la mia musica, ma la suonava Ada! Non mi ha mai scoperta!”

“Ah, complimenti…”

“Le nonne hanno poteri magici: capiscono che c’è puzza anche quando non è ancora bruciato!”

“Quindi…tu, lo sai?”

“Cosa, tesoro?”