Frutta a domicilio

Ti ho visto per sbaglio. Consegnavi ceste di frutta.

Avevo la mascherina e i guanti.

Nel momento in cui ho riconosciuto il tuo furgoncino, non si è più mossa nessuna foglia.

Tu, non ti sei accorto di me.

Io, non ti ho chiamato.

Non avevo voce.

Non usciva nulla.

Hai suonato il campanello e sei rimasto sul pianerottolo.

Pochi convenevoli.

Se mi avessi scritto, almeno sarei potuta affacciarmi.

Se avessi riconosciuto il mio quartiere, avremmo potuto almeno salutarci.

Non hai mai fatto nulla, solo consegnato la tua cassettina.

Ho ricominciato a sentire la pesantezza della busta che avevo in mano.

Impossibile immaginare quanta forza possa avere un cuore, da forti dimenticare le altri parti del corpo.

Tornando al furgone, ti sei lavato le mani.

Non l’hai mica riconosciuta la ragazza con i capelli tinti di rosso e una busta verde.

Insomma, perché notarla?

Non è diversa dalle altre mille persone coperte dalla testa ai piedi, al tempo del virus.

Maialino tibetano

Il crollo del dopo pasquetta. Lo ammetto non sono più quella di una volta. Adesso mi troverete fra gli scomparti del supermercato alla ricerca di farina di ceci o senza glutine. La mia ultima cronologia su google riguardava i metodi di sostituzione del lievito di birra, per via delle intolleranze.

Sì, per chi ha fragilità di cuore, di animo, lo stomaco non è da meno.

Mi sentivo invincibile, ingurgitando focaccine al rosmarino ricoperte di mortadella.

Sì, ero la regina delle abbuffate.

“Magari sei celiaca e non l’hai ma saputo?”

Dice tua madre

” Tutto psicosomatico”.

Dice il doc.

Ok, magari comincio a somatizzare male questa quarantena, comincio a somatizzare male il non vedere le persone coccole della mia vita.

Non ne ho idea, so solamente che la borsa dei semini riscaldante è il mio primario compagno di letto. MI riscalda, mi vizia di tisane e mi appisola.

Secondo me, sono semplicemente come quei maialini bellissimi, li compri piccioli, li allevi, diventano più cari de un figliolo e booom: se inquartano.

Semplicemente esplode come le nuvolette di drago quando le metti in bocca.

Sono andata in cucina per prepararmi il brodino, sentivo odore di bruciato: il contenitore con il cioccolato dell’uovo si è sciolto sulla pentola.

Segno divino? Masterchef si chiude qui!

Pasqua s’aggiusta

Questa mattina non ero sola al balcone. Vicino alla mia casetta tutta gialla, ce n’è una bianca. Sotto abitano i fratellini Vittoria ed Egidio, sopra un’anziana signora che non avevo mai visto.

Oggi si è affacciata, ha sistemato un tavolinetto piccolo e una bottiglia di acqua bella piena. Si è acconciata un po’ i capelli e a acceso un po’ il telefono in risposta a una videochiamata.

“Nonna ho fatto un casino: ci ho messo troppa farina, ho letto male!”

“Eh, aggiungi un po’ di latte, non succede nulla. Si aggiusta!”

Era lo stesso dubbio della mia coinquilina intenta a fare la pinza triestina.

Tra poco chiamerò la mia famiglia. Loro stanno insieme si fanno forza. Quella signora è sola, con i figli e i nipoti lontani, tuttavia tutto s’aggiusta.

Maschere

” Ce l’hai la mascherina?”

“Ma…dici per me stessa?”

Sì, signora, vorrei davvero tornarci in un mondo in cui l’unica maschera è quella astringente di Sefora.

” Certo che per te stessa!”

Risponde il marito.

Lui è visivamente sconvolto dalla domanda. Ha quella faccia nebulosa, non capisce se la donna davanti a sé si stia semplicemente prendendo in gioco delle sue capacità intellettive.

Secondo il mio modesto parere di osservatrice balconata, lui è solamente ingenuo: la moglie sottintendeva a quale delle mille sue personalità doveva metterla.

Nella vita un po’ di mousse

Oggi leggevo Tropico del Cancro e mi sono imbattuta in una citazione.

la vita,” dice Emerson, ” è fatta di ciò che l’uomo pensa tutto il giorno”. Se è così, allora la mia vita non è altro che un enorme intestino. Tutto il giorno non penso ad altro che al cibo; non solo: me lo sogno anche di notte.

Ho pensato subito al primo Maggio: me e la mia serena compare di avventure a Firenze. Ho visto anche la puntata di Alberto Angela e l’amarezza si è fatta strada nella bocca. In tutti questi giorni di quarantena, non mi era ancora mai salita quella sensazione. Ovviamente mi dispiace di non riuscire a vedere persone care, amici, fidanzato e parenti, ma sono sempre restata molto positiva e propositiva, nonostante la situazione emergenziale. Non ho lasciato insinuare nella mia testa pensieri tristi.

Così, ho riempito la mia agenda fino all’inverosimile.

Però, nulla, ho visto il cupolone autoportante e il mio volto si è subito fatto scuro.

L’osteria, la terrazza della biblioteca e tutte quelle vie percorse in anni di università.

E, poi, il pensiero, due ponti dopo Ponte Vecchio: Gelateria Carraia.

Un po’ come ” Seconda stella a destra…”

Mi ci portò, la prima volta, una compagna di università, avevamo stretto questa alleanza culinaria in un pomeriggio afoso, credo, di Giugno.

F:” Ehi, ma non la conosci?”

” No, è buona?”

F:” E’ la più buona!”

“Ma che gusto è torta della nonna?”

F:” Ti giuro il sapore è esattamente quello, senti anche i pinoli e la crema pasticcera.”

Io non sono una persona estremamente selettiva nelle mie scelte. Mi spiego: mia madre, anche se legge l’intero menù, prenderà sempre la pizza con le acciughe senza capperi. Io no, con riluttanza magari, ma lo scempio della pizza all’ananas l’ho assaggiato.

Presi gusti: mousse al cioccolato e latte di cocco. La mouse ancora me la immagino in bocca, aveva i forellini della montatura: quelle bollicine presenti anche nella cioccolata milka luflée. Si scioglieva in bocca.

Quel gusto di quel gelato rimane ancora nei miei sogni proibiti, sogno di farci il bagno, di averne scorte indecifrabili, di morirci.

Ecco,il motivo per cui mi è salita l’amarezza. La prossima volta che andrò a fare spesa mi prenderò quella cioccolata.

Perché ti svegli?

Sono uscita in terrazzo e c’era il mio vicino che batteva la scopa in garage. Il mio vicino è uno di quegli uomini un po’ tuttofare. Dall’inizio della quarantena, accende la radio: pulisce, taglia legna, sbatte con il martello, dipinge e ripara la macchina, anche se non la usa. Nella casa affianco abitano due bambini: Vittoria e, credo, Egidio. No, sicuramente la mia mente ne ha rimosso il vero nome, ma era uno di quelli estremamente strani e da ricconi.

Egidio giocava a palla nel cortiletto tutto contento. Essendo il piccolo della famiglia, veniva estremamente bullizzato dalla sorella più grande che mentiva spudoratamente sul punteggio.

” Questo goal non vale, hai fatto palo!”

“Non è vero!”

“Comando io, sono più grande!”

Vittoria ha mostrato al fratellino un pugno stretto stretto.

Brava Vittoria, prenditi adesso le tue “vittorie”, che, fra qualche anno, Egidio sarà un manzo di 80 kg e l’unica possibilità di vincere l’avrai sulla mente e non più sul piano fisico.

Il mio vicino, nel frattempo, continuava a fischiettare, ignaro delle diatribe scatenatasi fra i due fratellini. Questa mattina si sentivano un continuo di muovere vetri, che mi sono chiesta, se in quel garage ci sia una qualche opera d’arte di estremo valore.

Egidio, ormai stufo degli imbrogli di Vittoria, rivolse l’attenzione allo stesso vicino trafficihino.

“Ciao”

“Buongiorno, si dice!”

” Che fai?”

“Sistemo un po’ il garage”

“Per questo ti sei svegliato?”

Il vicino è rimasto di stucco da questo bambino un po’ impertinente; stava mettendo palesemente in discussione la sua ragione di vita nei momenti di quarantena.

” Che domande, bimbo, e tu perchè ti sei svegliato?”

” Per giocare con mia sorella, ma non mi va più!”

Il vicino traffichino ha smesso di trafficare e dopo averlo salutato, l’ho sentito borbottare per le scale.

In realtà, il piccolo Egidio non ha detto nulla di insensato, ma nel suo piccolo ha sconquassato un signorotto di 70 anni di esperienza.

Io mi sarei svegliata solo per sentire questo dialogo? Vi sembra poco?

E… voi? Per cosa vi siete svegliati?

PS: Per Eugidio, neanche io giocherei mai con tua sorella, meglio se dormi un po’ di più!

Donne, dududu

Cosa vuol dire essere una donna oggi? Non lo so, o meglio, come faccio a definirmi donna?

Ho 27 anni e ancora dubito che sia la mia reale età. Non lo so.

Vivo con altre due ragazze, estremamente diverse tra loro, eppure…

Eppure siamo tre giovani donne.

Siamo donne solo perché abbiamo il ciclo? Oddio, no, chi il ciclo non lo ha più, non è più donna?

Magari non sto guardando le donne giuste, magari non mi sento ancora donna con “D” maiuscola.

Ma, come te ne accorgi che non sei più la ragazzina stupida di 18 anni? Possibile che sia solo una distinzione fisica di quello che ho o non ho tra le gambe?

Ok, riavvolgo.

“Ragazzeeee?? Cosa vuol dire essere donna?”

M: ” Corredo cromosomico e caratteri sessuali primari e secondari”.

N:” Assenza cromosoma y”

M:” Tu prendi più corredo cromosomico da tua madre, per DNA mitocondriale. Ah, sai il cromosoma y porta meno informazioni”.

“Quello che ho in ogni mia cellula è più uguale a mia madre, ok”.

N:” Anche tuo fratello”.

Se penso a una donna, però, penso più a mia madre, che a me. Non so perché.

Forse è una derivazione giornalistica: “Morto ragazzo di 37 anni”; così non ti senti adulto fino a 40!

Per l’uomo valo lo stesso?

N” Sai, io sono credente. Oltre alla cosa scientifica, ti dirò, credo che Dio mi abbia scelto femmina come speciale”.

Io non credo, ma Dio ha stranamente lavorato a maglia.

Ok, sono donna.

Con la “d” minuscola.

Perché sono speciale.

Cosa sarà di noi?

Ultimamente si sentorno teorie tra le più disparate: saremo tutti depressi, ci saranno conseguenze emotive, di isolamento sociale, dobbiamo abituarci alla malattia.

Oggi ho vinto 50 euro di buono, formula volo più hotel. Ironia della sorte è il periodo in cui meno si viaggerà nella storia. Per una persona con i “piedi ballerini” come me dovrebbe essere estremamente tragico. Ho mantenuto la prenotazione per la montagna a Giugno in segno di speranza per il futuro.

Secondo me, le mascherino le terremo per un bel po’ anche l’inverno prossimo, ma, forse, tutto questo ci servirà per capire quanta potenza c’è in un’emozione.

Vi siete mai immaginati il momento in cui, dopo l’ennesimo decreto, appare per magia, alla soglia del portone un vostro caro? Il moroso, un nonno o un papà?

Aprite la porta, con il guanto ovviamente.

Miliardi di video chiamate non rendono neanche lontanamente l’idea dello sconvolgimento che potresti avere.

L’imbarazzo totale, come quando, per strada, con uno sconosciuto che viene in senso opposto, vi scansate prima tutti e due in una direzione e poi l’altra. Parte un ridulino stupido e fai quel sorriso cortese. Vi spostate accordandovi sulla direzione, vi salutate e proseguite.

Ecco, io mi immagino quell’imbarazzo lì. Braccia che si allargano, ma faticano un po’ a capire come intrecciarsi. Il tutto iperbolizzato da una scossa elettrica, poiché non è lo sconosciuto della strada.

Forse un domani ci saluteremo meglio. Forse non darò più un solo bacetto stampato sulla guancia ai miei prima di ripartire per il nord. Forse, farò due carezze in più a mia nonna. Forse, diventerò come quelle persone fastidiose che devono toccarti quando ti parlano.

Eppure, in mezzo a tutta questa positività, ci accorgeremo di qualcosa di estremamente terribile. Sì, certamente c’è l’aspetto della fragilità, la nostra impotenza nei confronti della malattia. Uno vale uno, per davvero.

Sarà l’indole da Cancro ascendente Cancro e della fine dell’opposizione di Saturno, ma mi sono resa conto della mia pericolosità. Io sono estremamente pericolosa, per quello che ho dentro e per la prima volta, non nel senso emotivo dell’espressione. Io posso portare allegramente a spasso con me il vettore della tragedia, trasmetterlo a sconosciuti, creare una reazione di eventi concatenati a me senza che io sappia di essere la protagonista. C’è molta tragedia in tutto ciò. C’è che forse ci renderemo conto che non siamo mai stati supereroi, ma i cattivi di un mondo che abbiamo concorso a costruire.

Sta andando tutto bene

Un papà in piena attività di giardinaggio viene richiamato all’attenti. Sono due giorni che questo poveretto pota, taglia e pulisce. E’ un progetto delicato: alla fine della quarantena il suo giardino sarà come la reggia di Versailles.

Un vecchio sfreccia in bici, dotato di mascherina, ne va fiero, è riuscito ad accaparrarsela. Il cane della casa accanto lo vede, abbaia e lo rincorre.

I piatti e le stoviglie di quelli di sotto. Odore di arrosto. Sembra domenica, una normale.

Le campane scandicono il tempo. Nel calendario della cucina abbiamo inziato a mettere le croci ai giorni passiti. La verità è che continua a sembrare una domenica normale.

Non mi trucco da giovedì, penso che ho finito il fondotinta, non voglio acquistarlo.

Voglio andare in centro, salutare le commesse, cullarmi fra mille marchi e modelli: come in una normale domenica.

A forza di lavarmi le mani sto perdendo l’ultimo strato di pelle.

Respiro

Mi hai baciata e quando abbiamo smesso il mondo si è fermato.

Questione di secondi.

Ti guardo dentro, trovo amore, anche se hai detto di non volermi più.

Io non respiravo per paura che qualcosa rovinasse quell’unica speranza di riaverti.

Quante emozioni ci saranno in un secondo?

Vorresti, ma non puoi.

Ti chiedi perché, cosa ti porta sempre da me?

Io aspettavo solo che continuassi.

Hai tolto la mano dal muro e hai ricominciato a camminare.

Come un cane ti ho seguito a orecchie basse.

Forse ho capito male, forse, vuoi solo dirmi addio.